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Latisana saluta don Fabio Filiputti dopo 9 anni: sarà parroco a Faedis e Campeglio

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“Partire è un po’ morire, rispetto a ciò che si ama, poiché lasciamo un po’ di noi stessi in ogni luogo ad ogni istante. E’ un dolore sottile e definitivo come l’ultimo verso di un poema. Si parte come per gioco prima del viaggio estremo e in ogni addio seminiamo un po’ della nostra anima”.

Con queste parole, prese in prestito per l’occasione dal poeta Edmond Haraucourt nella poesia Chanson de l’adieu e pronunciate con la voce rotta dall’emozione, Don Fabio Filiputti, si rivolge ai tantissimi fedeli che ieri sera, domenica 13 settembre, hanno partecipato alla Santa Messa delle 18.30 nel Duomo di Latisana per il saluto formale davanti alla comunità, in vista del trasferimento che lo vedrà ricoprire per la prima volta il ruolo di parroco.

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Il nuovo percorso, indirizzato da Monsignor Riccardo Lamba, lo vedrà presiedere le parrocchie di Faedis e Campeglio da sabato 14 novembre dove alle 15.30 verrà celebrata la Santa Messa. Il riassunto di nove anni di sacerdozio, presso la comunità, dall’età di 39 anni, sono stati sapientemente raccontati con parole profonde, un percorso nel quale c’è stato moltissimo da imparare, un saliscendi di gioie, nuovi arrivi, addii e , perché no, a volte anche qualche sano confronto.

“Ci sono momenti che segnano la vita di un uomo, che rimangono nella sua memoria e nel suo cuore incisi, scolpiti come parole su pietra, solcata nel tempo. Momenti di incontri e di allontanamento, di abbracci e di solitudine permeati da affetto e amicizia. Ci sono momenti che vorresti passassero subito e altri che vorresti non finissero mai. Quei momenti in cui ti rendi conto che il senso pieno e unico della tua esistenza lo trovi nella misura in cui metti anima, cuore, corpo nel cercare e offrire la verità, che ci rende liberi e felici.. e felici perché liberi “.

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La riflessione più significativa in queste parole estrapolate dal lungo – ma non troppo- discorso in cui Don Fabio si mette a nudo, davanti a Dio e alla comunità. Il ringraziamento speciale a tutti coloro non solo lo hanno sostenuto, ma ne hanno percepito la grande importanza. Dai catechisti, ai membri del consiglio pastorale, ai sacristi, alle persone che tengono pulita la Chiesa e a tutti gli coloro hanno sempre frequentato la canonica. Ma anche tutti gli altri. Nessuno escluso.

Perché con Don Fabio ci si poteva confrontare, a volte anche su temi delicati e i confronti sono sempre avvenuti con grande rispetto e comprensione. “La santità e la salvezza delle anime”, questo, dice Don Fabio, sono i fini del ministero di un sacerdote e, se dovessero venire a mancare, l’apostolato risulterebbe non solo inutile, ma anche dannoso. “Siate lieti, fatevi coraggio, vivete in pace e il Dio della pace e dell’amore sarà con voi. Me ne vado, ma non vi lascio”.

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Ad intervenire dopo il discorso di Don Fabio, è stato Monsignor Carlo Fant, parroco coordinatore della collaborazione pastorale di Latisana “Abbiamo vissuto a stretto contatto, lavorato, pregato, ci siamo confrontati anche a volte scontrandoci – spiega Monsignor Carlo Fant- la nostra missione è servire amore e carità. Nel tuo nuovo percorso porta uno zaino, dentro il quale portare disponibilità, capacità, preghiera, speranza, volontà e tenacia. Ricorda quanto il nostro territorio ha sofferto, con il terremoto prima e le alluvioni poi. Una preghiera sempre, anche per noi”.

Tra gli altri interventi, anche quello del direttore del consiglio pastorale di Ronchis Daniele Castellarin, la responsabile dell’oratorio “P.G.Frassati”, il sindaco di Ronchis Manfredi Michelutto e quello di Latisana, Lanfranco Sette.

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