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Torviscosa

Flashmob alla Caffaro di Torviscosa: “Bonifiche ferme, Ecogiustizia subito”

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Flash mob delle associazioni nell’area dell’ex Caffaro di Torviscosa

L’area della Caffaro di Torviscosa torna al centro della seconda edizione della campagna “Ecogiustizia Subito – In nome del popolo inquinato”, promossa da ACLI, AGESCI, ARCI, Azione Cattolica Italiana, Legambiente e Libera per denunciare i ritardi nei risanamenti dei luoghi simbolo dell’Italia contaminata.

Questa mattina le associazioni hanno organizzato a Torviscosa un flash mob dedicato al tema dell’attesa e del tempo: una lunga fila simbolica per rappresentare i troppi anni trascorsi senza risultati concreti sul fronte delle bonifiche. Nel pomeriggio, alle 18 al Centro civico di Cervignano del Friuli, è in programma l’assemblea pubblica per la sottoscrizione del “Patto di Comunità per l’Ecogiustizia”, con una serie di azioni ritenute urgenti per il territorio.

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Bonifiche ancora ferme dopo oltre vent’anni

Secondo le associazioni promotrici, a oltre vent’anni dall’inserimento dell’area tra i Siti di Interesse Nazionale, il bilancio delle bonifiche resta estremamente critico. Al netto delle perimetrazioni e delle modifiche intervenute nel tempo, nessun ettaro di suolo o di falda risulta finora risanato e certificato.

Gli interventi realizzati, in particolare il dragaggio di alcuni tratti lagunari, avrebbero avuto come obiettivo principale la continuità della navigazione e delle attività economiche, lasciando in secondo piano il recupero ambientale complessivo. Resta delicata anche la situazione dei sedimenti lagunari, per i quali il percorso di caratterizzazione è ancora incompleto e privo della validazione di Arpa.

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Il sito, legato alla lunga storia del polo chimico SNIA-Caffaro, interessa oggi circa 201 ettari nel Comune di Torviscosa. Le contaminazioni riguardano suoli, falde e sedimenti, con la presenza di sostanze come mercurio, idrocarburi e composti clorurati, e con possibili ricadute ambientali anche sulla laguna di Grado e Marano.

“Il territorio non può restare sospeso tra passato industriale e costi ambientali”

Le associazioni chiedono che l’area non resti intrappolata tra due racconti contrapposti: da un lato quello del passato industriale celebrato come simbolo di modernità, dall’altro quello dei costi ambientali e sociali lasciati in eredità al territorio e ai suoi abitanti.

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“L’area Caffaro di Torviscosa non può più restare sospesa tra due narrazioni: quella di un passato industriale ancora celebrato come simbolo di modernità e quella meno raccontata dei costi ambientali e sociali che quel modello ha lasciato in eredità al territorio e ai suoi abitanti”, dichiarano ACLI, AGESCI, ARCI, Azione Cattolica, Legambiente e Libera.

Per i promotori della campagna, la sfida è capire se la transizione ecologica riuscirà finalmente a tradursi in un vero risanamento o se il peso del passato continuerà a rallentare il futuro della città.

I segnali di cambiamento e la sentenza da 117 milioni

Negli ultimi anni qualche novità è arrivata. Nel 2020 il ministero dell’Ambiente e la Regione Friuli Venezia Giulia hanno sottoscritto un accordo di programma per interventi di risanamento ambientale dal valore di oltre 48 milioni di euro. Nel 2024 una parte degli interventi è stata affidata al Consorzio di Bonifica Pianura Friulana, che in 18 mesi ha concluso la messa in sicurezza permanente di due discariche presenti nel sito.

Un passaggio considerato importante è arrivato anche sul piano giudiziario. Nel 2021 la Corte d’Appello di Milano ha riconosciuto per Torviscosa un danno ambientale da 117 milioni di euro, attribuendone la responsabilità a LivaNova PLC nell’ambito della vicenda Caffaro. Nel 2024 la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha rafforzato il principio del “chi inquina paga”, anche nei casi in cui i danni emergano dopo fusioni o scissioni societarie.

Intanto il Comune di Torviscosa, con poco più di duemila residenti, lavora a una prospettiva che unisca riqualificazione ambientale, rilancio turistico e riconversione industriale, con progetti che vanno dalla bonifica delle aree contaminate all’installazione di impianti fotovoltaici sui terreni dismessi, fino a nuove attività produttive nel polo chimico.

Le quattro proposte per l’ex Caffaro

Nel corso della tappa friulana, le associazioni hanno presentato quattro proposte per accelerare il percorso di risanamento e riportare al centro il diritto alla salute e a un ambiente non inquinato.

La prima riguarda la richiesta di escludere l’area da possibili utilizzi legati all’industria bellica, orientando le politiche pubbliche verso una riconversione coerente con la transizione ecologica e la tutela della salute.

La seconda proposta è l’istituzione di una cabina di regia regionale, capace di coordinare stabilmente i diversi interventi e garantire piena trasparenza sui dati relativi alle bonifiche.

Il terzo punto riguarda la costruzione di un sistema condiviso di monitoraggio territoriale sugli impegni istituzionali, sui tempi, sulle risorse e sugli impatti ambientali e sanitari.

Infine, le associazioni chiedono di promuovere percorsi di partecipazione pubblica che coinvolgano cittadini, realtà associative e imprese, anche attraverso l’organizzazione a Torviscosa di un evento regionale in occasione della Giornata Mondiale della Terra 2027 e negli anni successivi.

Il nodo della transizione ecologica

La tappa di Torviscosa chiude la seconda edizione di una campagna nazionale nata per accendere i riflettori sui luoghi dove l’inquinamento si intreccia con le disuguaglianze sociali e con i ritardi istituzionali. Nel caso del SIN Caffaro, il tema centrale resta quello del tempo: il tempo trascorso dall’emergenza ambientale, il tempo delle bonifiche mai completate e quello necessario per restituire al territorio una prospettiva diversa.

Per le associazioni, la transizione ecologica non può limitarsi a nuove attività produttive o a interventi parziali, ma deve passare da bonifiche reali, dati accessibili, responsabilità chiare e partecipazione delle comunità locali. Solo così, sostengono i promotori di “Ecogiustizia Subito”, i territori segnati dall’inquinamento potranno diventare luoghi di rinascita ambientale e sviluppo sostenibile.

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